Lo
SGUARDO sull’EROSIONE
L’EROSIONE nello SGUARDO - 2006
Kosovelov Dom - Kosovelova ulica 4a - 6210 Sezana -
Slovenija
Forse uno dei motivi dominanti più in evidenza come filo conduttore nonchè a caratterizzare gran parte dei miei lavori sin dall’inizio e fino ad oggi è costituito dalla figurazione dell’occhio.
Organo evoluto direttamente dal cervello e con cui è in stretta relazione, parla e racconta storie, sentimenti, stati d’animo e situazioni.
Occhio che analizza e scansiona la realtà della materia visibile e le correlate implicazioni analizzandone sia soggettività che oggettività.
Occhio che scova gli spazi tra le pieghe del visibile e ne va a sviscerare le stratificazioni più profonde.
Occhio che indaga l’apparentemente invisibile e scende ad esplorare gli abissi e i recessi dell’io.
Come una goccia d’acqua, dopo aver percorso e preso misure a successioni di pozzi e labirintici spazi comunicanti, scava lentamente ma caparbiamente ed inesorabilmente nella compattezza della dura roccia e, per sottrazione, va a ricavare e modellare nuovi volumi di spazio.
Fulvio Tomasi, 1 marzo 2006
Accostare l’immaginario onirico e perturbante al surrealismo spiega in parte la ricerca di Fulvio Tomasi, non priva di echi letterari ravvisabili nell’incisione “Perturbazioni” ove, confondendo animali, uomini ed esseri antropomorfi, si richiamano alla mente le immagini di H.P.Lovecraft. Modello di riferimento è Odillon Redon che, anziché ricorrere ad effetti di straniamento, evoca un inconscio nel quale governa la legge del metamorfico. Dalle elaborazioni risalenti agli anni Novanta (“El neverin”) palesemente simboliche, a quelle più recenti che battono strade più complesse sulla dissoluzione delle icone e sulla ibridazione organica ed inorganica, fino alle ultime proposte minimaliste e metalliche, Tomasi non abbandona mai l’iconismo per approdare ad esiti non figurativi. Ma, dal suo punto di vista, l’interpretazione del mondo dell’inconscio si ritrae da qualsiasi forma di soluzione: il mondo interiore è una sciarada che non vuole e non deve essere interpretata ma deve soltanto essere vissuta in tutta la sua contraddittorietà. Quest’inventiva immaginifica non è pensabile su di un orizzonte della spiegazione poiché la posta in gioco non è il mondo delle forme e dei suoi significati ma le gole carsiche dei recessi mentali più insondabili. Tuttavia risulta significativo che l’icona più presente in queste immagini sia quella dell’occhio. E’ proprio attraverso la visione che il nostro inconscio acquisisce le particelle iconiche elementari della sua rappresentazione. Questo mondo fatto di immagini resiste alle nostre esplorazioni, nella sua primitività angosciante, come un labirinto senza centro e senza uscita che moltiplica se stesso attraverso l’interpretazione. Forse per tale motivo la ricerca di Tomasi si sta muovendo con un progressivo lavoro del togliere. Dopo l’horror vacui dei suoi lavori meno recenti è subentrata una riflessione sugli spazi vuoti abitati da poche figure riassorbite dal buio profondo. Nell’ultimo approdo “Ci si vede” predominano le ombre: ultimi residui della materia di cui sono fatti i nostri sogni.
Maurizio Lober
mauriziolorber@yahoo.it
|